Elezioni trasparenti 1 e 2

Sono nato il 7 marzo del 1971 nel vecchio ospedale di Massa. Mia madre lavorava come infermiera e faceva i turni e le notti in ospedale mentre mio padre faceva lavori di fatica come traslochi e piccoli trasporti, lavoravano dalla mattina alla sera e vivevamo in un appartamento popolare a ridosso della Aurelia nel tratto di Viale Democrazia.
Soltanto nei primi anni 80, dopo anni di sacrifici, i miei riuscirono a costruire una casa poco lontano dalla Aurelia, in mezzo ai prati che si trovavano dove oggi sorge una grande colata di cemento con al suo interno un enorme centro medico privato dove ormai tutti vanno, almeno quelli che se lo possono permettere, per fare quelle visite e quegli esami che la ASL ti farebbe fare fra 9 mesi, magari in un ospedale a 100 km da Massa perché ormai la sanità in Toscana è diventata una specie di agenzia viaggi, viaggi di sofferenza, non di vacanza ovviamente.

Sono cresciuto nella Massa “paesone” degli anni 70/80 quando il centro storico era un quartiere popolare dove i panni stavano stesi al sole dalla mattina alla sera, il vecchio mercato coperto con I suoi profumi e con la sua puzza di pesce, la Martana, piazza Garibaldi dove portavo a volte la capra che mi avevano regalato da piccolo a pascolare, ma soprattutto le vasche davanti alla Standa. Non c’era internet se volevi parlare con la gente dovevi andare in centro dove ogni bar, piazza o angolo brulicava di gente, il parcheggio a pagamento nemmeno a dirlo era una cosa inconcepibile.
La prima immensa gioia della mia vita me l’ha data Paolo Rossi in Italia Brasile 3-2, seguita dalla vittoria della Coppa del Mondo dell’Italia ai mondiali di Spagna.
Avevo 11 anni, per la prima volta mi sono sentito un italiano, per la prima volta ho visto gente sventolare il tricolore, prima non sapevo neanche a cosa servisse dal momento che non lo avevo mai visto sventolare da qualcuno se non ai Giochi senza frontiere.
Vedere tutta Massa in piazza a festeggiare con il tricolore mi sembrava “la presa della Bastiglia”, così come pochi anni dopo, quindicenne, mi sembrava di stare a prendere la Bastiglia quando insieme a migliaia di cittadini massesi, brava gente, cercammo di entrare in Prefettura dopo lo scoppio avvenuto alla Farmoplant, proprio quel giorno ricevetti la mia prima “dose” di manganellate da parte del tanto “democratico” Stato italiano, facevano e fanno male, ma mi sono abituato anche a quelle.

Vidi con i miei occhi le donne e gli anziani manganellati, c’erano pure passeggini tra la gente, il ministro mandato da Roma, incurante del rischio, con la sua auto blu volle sfrecciare tra la folla. A chi gli consigliò di uscire dall’uscita secondaria dietro la Prefettura il “signorone” disse che dalla porta sul retro uscivano solo i ladri, lui voleva uscire dal portone principale. E allora giù manganellate per difendere l’onore del ministro.
Ricordo ancora le ciabatte sparse per la piazza perdute dalla gente in fuga. Nei giorni seguenti sul cassone di un camion delle cave dei camionisti mobilitati dai COBAS, mi sembrava di stare su un carrarmato, entrammo in 10.000 in centro città per protestare contro la violenza delle cariche poliziesche dell’allora commissario Sardo.

Qualcuno, nel tentativo di gettare discredito sulla mia persona, ha detto che sono stato un capo ultras della Massese. Come se questo fosse una vergogna!
Per certa gente gli ultras sono feccia, ma io vorrei ricordare a questi benpensanti che la Curva sud di Massa per tutti gli anni 80/90 è stato l’unico e più grande centro di aggregazione e di ribellione giovanile a Massa. Come figlio di semplici proletari mi sentivo molto a disagio nei locali di fighetti della Massa bene: ho preferito la Curva Sud con tutte le sue storie felici e tutte le sue storie tristi; ho preferito il bar Mario di Piazza Garibaldi dove c’era gente come me.
Se fossi stato figlio di ricchi magari sarei finito in un college privato in Inghilterra, ma a me è toccata l’università del popolo con tutti i suoi pregi e difetti.
Non rinnegherò mai la mia appartenenza di classe, sono altri gli “ex” da temere: gli  ex Ciellini, gli ex Leopoldini di Renzi, gli ex centrodestra passati a sinistra e gli ex centrosinistra passati a destra. Altro che “ex” ultras…

Al netto delle chiacchiere in giro, per vivere, da circa 30 anni, lavoro come infermiere nella locale ASL dove sono stato assunto dopo un’esperienza lavorativa in neurochirurgia dell’Ospedale San Paolo di Milano e in ortopedia al S. Camillo.
Come infermiere mi sono sempre contraddistinto negli ultimi 20 anni per la mia incrollabile disponibilità e umanità verso i malati e gli utenti che si rivolgono al Servizio Sanitario Pubblico, non ho mai esitato a fare sempre tutto il possibile al fine di poter dare cure e assistenza migliore possibile alla gente.
Quando mi sono trovato impossibilitato nel farlo, spesso per carenze e inadempienze da parte del Sistema Sanitario, da Responsabile della sicurezza sul Lavoro, da sindacalista e spesso anche solo come semplice cittadino, non ho esitato a denunciare tutto, sempre con lotte e gesti eclatanti, come RLS, come delegato sindacale o spesso anche come semplice cittadino. Mi sono sempre battuto affinché all’interno del servizio sanitario pubblico venisse rispettata la Costituzione.

Alcuni mi hanno definito “infermiere eroe”, altri “infermiere ribelle”: appellativi che mi riempiono di orgoglio specialmente se vengono dalla brava gente, ma che ritengo non proprio corretti. Io sono un infermiere che ha sempre messo al centro i diritti del malato, tenendo fede sempre alla sua etica professionale e soprattutto alla Costituzione Italiana che prevede senza pericolo di fraintendimenti il diritto alla salute e il diritto alle cure per tutti.
Questo non è eroismo, questo significa fare quello per cui si è pagati dai contribuenti.
Rispettare la Costituzione significa umanamente e scientificamente mantenere il malato al centro della sanità, non come oggi, dove esiste una sanità monolitica, inaccessibile a molti e sorda, intorno alla quale i malati devono girare come in un girone dantesco per trovare un appuntamento o per fare un intervento o anche solo per avere una diagnosi.

Chi mi ha convinto a candidarmi a Sindaco sa che io credo fermamente che la Costituzione debba essere affermata nella pratica e non letta in TV come fa il giullare Benigni. Sa che se non ho fatto un passo indietro come semplice infermiere davanti alle minacce di licenziamento, non lo farò di certo quando sarò eletto.
Chi mi ha convinto a candidarmi ha insistito perché ho già dimostrato di essere deciso e fermo su questo principio e non perché prometto di farlo. L’ho già fatto tante e tante volte, non solo in ambito sanitario, questo dovrebbe essere il criterio con cui si scelgono i candidati e questo è il criterio che segue Massa Insorge.

E’ molto difficile fare il mio curriculum politico, nemmeno il mio avvocato sarebbe in grado di quantificare con precisione la mole di denunce, condanne e multe subite per il mio attivismo politico.
Comitato Aldo Salvetti, Partito dei CARC, Associazione Solidarietà Proletaria. Oggi sono soprattutto un sindacalista e da decenni partecipo alle lotte dei lavoratori del nostro paese.
Per molto tempo l’ho fatto con la CGIL dove per un periodo ho ricoperto il ruolo di portavoce del Comitato iscritti sanità, una breve ma costruttiva e combattiva esperienza come Responsabile della sicurezza sul lavoro nella UIL, durante la quale fui trascinato in Consiglio di disciplina.
Da alcuni anni sono entrato in USB dove ricopro il ruolo di Delegato sanità area Nordovest Regione Toscana.
L’USB è un sindacato “piccolo”, ma libero da legami deleteri con partiti di governo, Confindustria, UE e NATO.
Noi di USB Draghi e la Meloni non li invitiamo al nostro congresso…

Nonostante anni e anni di lotte e denunce non mi è passata mai la voglia di lottare. Anzi la fermezza, la convinzione e la voglia di riscatto sociale aumenta in me e nelle persone che mi circondano e che oggi si sono unite in Massa Insorge.

Ho un figlio splendido e dei nipoti, sono la cosa più importante al mondo per me, guai a chi tocca il loro futuro e il futuro di tutti i bambini di oggi. Anche questa è una spinta, una ulteriore spinta, per continuare a stare in prima fila nella mobilitazione popolare e nella lotta politica.

Rileggendo quello che ho scritto, mi rendo conto che la mia storia è simile a quella di molti lavoratori e di molte lavoratrici della nostra città: gente che spesso ho avuto a fianco, con cui ho condiviso questo o quel pezzo della mia storia, che però, in definitiva, è la nostra storia.
La storia di chi è intorno ai 50 anni, ha visto il mondo cambiare, ha visto la nostra città cambiare e no, il modo in cui è cambiata e ciò che è diventata non va bene per niente.

***

Nato il 7 marzo 1971

Ho frequentato asilo ed elementari presso Le Grazie di Massa

Ho frequentato le scuole medie V. Alfieri a Massa

Ho frequentato il Liceo Scientifico E. Fermi di Massa per 4 anni

Nel 1989 ho abbandonato gli studi liceali per iscrivermi alla scuola infermieri, terminata nel 1992.

Nel 1997 sono stato assunto tramite concorso pubblico dalla ASL di Massa Carrara

Dal 1999 al 2001, in aspettativa dal lavoro, ho vissuto e lavorato a Londra

Nel 2003, durante l’esperienza di lotta della Comune ho conosciuto quella che oggi è mia moglie e madre di mio figlio Vassili, Emanuela.

Mio figlio porta orgoglioso il nome di Vassili Zaitsev il pastore degli Urali che durante la Seconda guerra Mondiale, a Stalingrado, con il suo fucile di precisione Nagant terrorizzò la 6a Armata di Hitler.

Attualmente lavoro presso la UO di medicina preventiva di Massa Carrara. Lavoro praticamente su tutto il territorio, in particolare sono responsabile per la zona della Lunigiana.

Questo lavoro mi appassiona tantissimo perché mi occupo di sicurezza e prevenzione sul lavoro per gli oltre 2700 dipendenti della Asl locale, insomma sono proprio nel mio.

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